Ci sono oggetti che entrano in una collezione perché vengono cercati, acquistati o scambiati. Altri, invece, non sono mai stati veramente “oggetti da collezione”: appartengono alla famiglia, attraversano gli anni e finiscono per diventare testimoni silenziosi di una storia personale.
Questo elmo dei Vigili del Fuoco del 52° Corpo di Milano appartiene alla seconda categoria.
Era di mio nonno, che iniziò il proprio servizio nei Vigili del Fuoco a Milano nel 1939 e rimase presso il 52° Corpo fino a gran parte degli anni Cinquanta.
La sua esperienza attraversò quindi uno dei periodi più drammatici della storia milanese del Novecento: la Seconda guerra mondiale e i pesanti bombardamenti alleati sulla città, durante i quali i Vigili del Fuoco furono impegnati in migliaia di interventi di soccorso, spegnimento degli incendi e recupero delle persone rimaste sotto le macerie. [4]
L’elmo che conservo oggi, tuttavia, non è quello che mio nonno utilizzò durante la guerra.
Questo particolare è importante per comprendere correttamente la storia dell’oggetto: il casco appartiene infatti alla generazione successiva, quella degli elmi Violini, introdotti soltanto nei primi anni Cinquanta. Durante il periodo bellico i Vigili del Fuoco utilizzavano invece prevalentemente il cosiddetto elmo da intervento modello nazionale, realizzato in cuoio. [1][2][3]
Il Violini appartiene quindi a un momento successivo della sua carriera: gli ultimi anni trascorsi nel Corpo milanese prima del trasferimento a Roma.
Scheda dell’oggetto
Tipologia: elmo da intervento dei Vigili del Fuoco
Modello: Violini, prima generazione
Produttore: Violini S.r.l., Milano
Corpo di appartenenza: 52° Corpo Vigili del Fuoco di Milano
Periodo: primi/metà anni Cinquanta
Introduzione del modello: circa 1950-1952
Materiale della calotta: impasto di tessuto e fibra sintetica/resine
Colore: nero
Interno: cuffia e bardatura in cuoio
Sottogola: cuoio con fibbia metallica
Fregio: fiamma e asce incrociate in metallo, con numero del Comando su fondo rosso
Numero identificativo: 52
Provenienza: familiare
Stato di conservazione: originale, completo, con tracce d’uso e invecchiamento coerenti con l’età
L’esemplare conserva ancora chiaramente la particolare trama del materiale composito utilizzato per realizzare la calotta. È un dettaglio molto evidente osservando la superficie da vicino e costituisce una delle caratteristiche costruttive dei primi Violini.
Sono presenti anche i fori laterali di aerazione, mentre all’interno si conservano la cuffia in cuoio, il cerchiaggio e il sottogola con la relativa fibbia.
Graffi, abrasioni, opacizzazione della superficie e invecchiamento del cuoio testimoniano un utilizzo operativo dell’oggetto. Non sono difetti che ho intenzione di cancellare: fanno ormai parte della sua storia.
Dal cuoio al Violini
Per comprendere questo elmo bisogna tornare ai primi anni Cinquanta.
Fino ad allora i Vigili del Fuoco avevano utilizzato modelli che derivavano ancora, sotto molti aspetti, dalla tradizione degli elmi militari e pompieristici precedenti.
Durante la Seconda guerra mondiale era in uso l’elmo da incendio del Corpo Nazionale, oggi comunemente indicato dai collezionisti anche come modello nazionale o M38. Era realizzato in cuoio bollito e dotato di crestino metallico. Nel periodo bellico gli elmi furono inoltre riverniciati in colore grigioverde, secondo disposizioni volte a ridurne la visibilità durante le operazioni di guerra. [3]
Proprio un elmo appartenente a questa generazione — e non quello conservato oggi nella mia collezione — sarebbe stato il tipo di casco utilizzato da mio nonno e dai suoi colleghi durante gli interventi negli anni dei bombardamenti.
Nel dopoguerra nacque l’esigenza di disporre di un elmo più moderno, leggero e resistente.
Fu così che, tra il 1950 e il 1952, comparve il nuovo modello realizzato dalla Violini di Milano. Il Museo Storico dei Vigili del Fuoco di Milano ne colloca l’introduzione nel 1950, mentre la catalogazione di Lombardia Beni Culturali indica il 1952 come anno di entrata in servizio. [1][2]
Più che una contraddizione sostanziale, le due date possono essere considerate indicazioni di una fase di introduzione avvenuta progressivamente nei primi anni Cinquanta.
La principale innovazione del Violini era la calotta.
Non era più realizzata in cuoio o metallo, ma attraverso un impasto di tessuto, fibra sintetica e resine, con il colore nero incorporato nel materiale.
La scelta offriva diversi vantaggi: maggiore leggerezza, buona resistenza agli urti e una maggiore capacità di sopportare graffi e abrasioni senza rendere immediatamente visibili i danni superficiali.
La catalogazione di Lombardia Beni Culturali descrive proprio questa struttura e ricorda come i primi esemplari fossero prodotti dalla Violini prima del passaggio della fornitura ad altre aziende. [2]
La forma relativamente compatta, la superficie nella quale è ancora visibile la trama del materiale e i caratteristici aeratori laterali permettono ancora oggi di riconoscere facilmente questa prima generazione.
Anche la bardatura interna era in cuoio, come quella ancora presente nel mio esemplare.
Quel numero 52
La caratteristica che rende questo elmo particolarmente significativo è naturalmente il fregio frontale.
Al centro della fiamma, tra le due asce incrociate, compare su fondo rosso il numero:
52
Non è il numero di matricola dell’elmo.
Identifica il 52° Corpo dei Vigili del Fuoco di Milano.
Nei primi Violini il fregio continuava infatti a riportare il numero del Comando di appartenenza; sui modelli prodotti successivamente questo sistema sarebbe stato modificato e il numero sarebbe stato sostituito dalla croce. [1]
Il 52 era proprio il numero associato al Corpo milanese, come dimostrano anche documenti e fotografie d’epoca nei quali compaiono fregi e copricapi contrassegnati con quella numerazione. [8]
È un piccolo dettaglio, ma è forse quello che più di ogni altro lega direttamente l’oggetto alla storia della mia famiglia.
Mio nonno e il 52° Corpo di Milano
Mio nonno iniziò il proprio servizio nei Vigili del Fuoco nel 1939, presso il 52° Corpo di Milano.
Era un momento di profonda trasformazione dell’organizzazione antincendio italiana.
Il processo di unificazione nazionale dei servizi antincendi, avviato negli anni Trenta, ebbe un passaggio fondamentale con il Regio Decreto Legge n. 333 del 27 febbraio 1939 e venne poi consolidato dalla legge n. 1570 del 27 dicembre 1941, con la quale venne formalmente organizzato il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco alle dipendenze del Ministero dell’Interno. [6]
Pochi mesi dopo l’ingresso in servizio di mio nonno, l’Italia sarebbe entrata nella Seconda guerra mondiale.
E Milano sarebbe diventata uno dei principali obiettivi dei bombardamenti alleati.
Milano sotto le bombe
Milano rappresentava uno dei maggiori centri industriali italiani e uno dei principali nodi ferroviari del Paese. Per questa ragione fu considerata sin dall’inizio un obiettivo militare di grande importanza.
Il primo bombardamento sulla città avvenne nella notte tra il 15 e il 16 giugno 1940, appena cinque giorni dopo l’ingresso dell’Italia nel conflitto.
Seguirono numerose altre incursioni.
La fase più drammatica iniziò tra il 1942 e il 1943. Nella notte fra il 13 e il 14 febbraio 1943 un bombardamento particolarmente pesante provocò vastissime distruzioni e numerosi incendi. Nell’agosto dello stesso anno la città fu nuovamente colpita con grande violenza.
Le incursioni continuarono anche nel 1944 e nei primi mesi del 1945. Complessivamente Milano subì circa sessanta bombardamenti aerei e una parte considerevole del patrimonio edilizio cittadino fu distrutta o gravemente danneggiata. [4]
Per i Vigili del Fuoco tutto questo significava lavorare in condizioni difficili da immaginare oggi.
Gli interventi non riguardavano soltanto lo spegnimento degli incendi.
Bisognava raggiungere gli edifici colpiti, cercare le persone rimaste sotto le macerie, soccorrere i feriti, recuperare le vittime, contenere gli incendi provocati dagli ordigni e mettere in sicurezza fabbriche, abitazioni e infrastrutture.
In alcuni casi le squadre erano costrette a operare mentre i bombardamenti erano ancora in corso. [4]
Fu questa la realtà nella quale mio nonno e i suoi colleghi prestarono servizio.
La Medaglia d’Argento al Valor Civile al 52° Corpo
L’attività svolta dai Vigili del Fuoco milanesi durante il conflitto ricevette un importante riconoscimento ufficiale.
Al 52° Corpo dei Vigili del Fuoco di Milano venne conferita la Medaglia d’Argento al Valor Civile per quanto compiuto durante le incursioni aeree degli anni 1940-1944.
La motivazione ufficiale ricorda gli uomini del Corpo che accorrevano nelle zone colpite, affrontando rischi gravissimi e dedicandosi incessantemente alle operazioni di salvataggio, al soccorso dei feriti e allo spegnimento degli incendi. Alcuni di loro persero la vita durante il servizio. [5]
È una pagina della storia dei Vigili del Fuoco che inevitabilmente assume per me un significato particolare.
Sapere che mio nonno apparteneva a quel Corpo in quegli stessi anni trasforma il numero 52 presente sull’elmo in qualcosa di molto diverso da un semplice identificativo amministrativo.
Dietro quel numero ci sono uomini, interventi, notti trascorse tra incendi e macerie e una città che cercava di sopravvivere alla guerra.
Ma questo non è l’elmo dei bombardamenti
È importante ribadirlo proprio per non sovrapporre due periodi storici differenti.
L’elmo che conservo oggi non è quello con cui mio nonno affrontò gli interventi durante i bombardamenti di Milano.
Negli anni della guerra il modello in dotazione era ancora l’elmo nazionale in cuoio bollito, adottato alla vigilia del conflitto e utilizzato durante gli anni 1940-1945. [3]
Il Violini sarebbe arrivato soltanto nel dopoguerra, all’inizio degli anni Cinquanta.
Questo esemplare appartiene quindi a una fase successiva della sua vita professionale e può essere collocato cronologicamente proprio negli ultimi anni del suo servizio presso il 52° Corpo di Milano.
Anche per questo il casco rappresenta per me una sorta di passaggio tra due epoche: porta ancora sul fregio il numero dello stesso Corpo nel quale mio nonno aveva vissuto gli anni drammatici della guerra, ma appartiene ormai all’Italia della ricostruzione e alla modernizzazione dei Vigili del Fuoco del dopoguerra.
Da Milano a Roma: le SCA delle Capannelle
La carriera di mio nonno nei Vigili del Fuoco non terminò con l’esperienza milanese.
Dopo aver prestato servizio a Milano dal 1939 fino a gran parte degli anni Cinquanta, proseguì infatti la propria attività a Roma, inizialmente presso le Scuole Centrali Antincendi delle Capannelle, le SCA.
Anche questo luogo occupa una posizione particolare nella storia del Corpo.
Il complesso delle Scuole Centrali Antincendi era stato progettato nel quadro della riorganizzazione nazionale dei servizi antincendi ed edificato tra il 1940 e il 1941. Le Scuole furono inaugurate il 4 agosto 1941 e divennero il principale centro per la formazione e l’addestramento tecnico e professionale dei Vigili del Fuoco. [7]
Dopo gli anni difficili della guerra, durante i quali il complesso fu anche occupato dalle forze tedesche e successivamente da quelle alleate, nel dopoguerra le Capannelle tornarono progressivamente alla loro funzione originaria e furono ampliate e riorganizzate. [7]
Mio nonno arrivò quindi a Roma in un luogo che rappresentava — e continua ancora oggi a rappresentare — uno dei punti di riferimento della formazione dei Vigili del Fuoco italiani.
Il servizio al Ministero dell’Interno
Dopo l’esperienza presso le Scuole Centrali Antincendi, mio nonno proseguì ulteriormente la propria carriera a Roma, prestando servizio presso il Ministero dell’Interno.
Il suo percorso nei Vigili del Fuoco attraversò quindi ambienti e funzioni molto differenti.
Dalla Milano della guerra e degli interventi operativi del 52° Corpo passò alla realtà delle Scuole Centrali Antincendi delle Capannelle e successivamente a quella istituzionale del Ministero.
Una carriera che attraversò la guerra, la ricostruzione e la progressiva trasformazione del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.
L’elmo Violini rappresenta soltanto una parte di questa lunga storia, ma è probabilmente l’oggetto che più immediatamente riesce a raccontarla.
Un oggetto da conservare, non da restaurare
Di fronte a un oggetto che ha ormai più di settant’anni potrebbe nascere la tentazione di restaurarlo per riportarlo all’aspetto originario.
Nel mio caso ho scelto di fare esattamente il contrario.
La calotta presenta graffi e abrasioni. Il fregio in metallo ha perso la lucentezza che doveva possedere quando era nuovo. Il cuoio interno mostra inevitabilmente i segni dell’età.
Ma sono proprio questi elementi a raccontarne la storia.
Per questo preferisco conservarlo nello stato in cui è arrivato fino a me, limitandomi alla sua corretta conservazione.
Non intendo riverniciare la calotta, lucidare aggressivamente il fregio o sostituire le parti interne originali.
Una collezione storica, almeno per come la intendo io, non deve necessariamente essere composta da oggetti perfetti.
A volte un graffio, una superficie consumata o un metallo brunito dal tempo raccontano molto più di un restauro impeccabile.
Il valore che non si misura in euro
Dal punto di vista collezionistico un primo elmo Violini completo, dotato della bardatura interna originale in cuoio e soprattutto del fregio numerato del 52° Corpo di Milano, è certamente un oggetto interessante.
Ma nel mio caso qualsiasi valutazione economica passa inevitabilmente in secondo piano.
Questo elmo apparteneva a mio nonno.
Quel piccolo 52 rosso sulla parte frontale è il numero del Corpo nel quale prestò servizio a Milano dal 1939, attraversando gli anni della guerra, dei bombardamenti e della successiva ricostruzione.
Non è l’elmo che portava quando correva insieme ai suoi colleghi verso gli edifici colpiti dalle bombe.
Quello apparteneva a un’altra generazione, quella degli elmi di cuoio.
Questo è arrivato dopo.
Appartiene agli anni Cinquanta, agli ultimi anni milanesi della sua carriera, prima che il suo percorso continuasse a Roma, alle Scuole Centrali Antincendi delle Capannelle e poi al Ministero dell’Interno.
È quindi soltanto un oggetto.
Ma è anche un filo che collega luoghi, persone ed epoche diverse: Milano, la guerra, il 52° Corpo, il dopoguerra, Roma e le Capannelle.
Ed è per questo che, tra gli oggetti della mia collezione, occupa inevitabilmente un posto particolare.
Non racconta soltanto una pagina della storia dei Vigili del Fuoco italiani. Racconta anche un piccolo pezzo della storia della mia famiglia.
Note e fonti
[1] Museo Storico dei Vigili del Fuoco di Milano – “L’elmo VF1”
Approfondimento dedicato alla storia del modello Violini e dei suoi successori. La fonte colloca l’introduzione dell’elmo nel 1950, descrivendone la costruzione in resine e tessuti, la bardatura interna in cuoio e il fregio inizialmente caratterizzato dal numero del Comando, successivamente sostituito dalla croce nei modelli seguenti.
Consulta “L’elmo VF1”
[2] Lombardia Beni Culturali – “Elmo, Violini S.r.l. Milano”
Scheda catalografica di un elmo Violini conservato presso la Galleria Storica Nazionale dei Vigili del Fuoco. Descrive la struttura in impasto di tessuto e fibra sintetica, i fori di aerazione, il fregio, l’interno e il sottogola in cuoio. Indica l’ingresso in servizio nel 1952 e documenta la successiva evoluzione del modello.
Consulta la scheda Lombardia Beni Culturali
[3] Lombardia Beni Culturali – “Elmo da intervento modello nazionale”
Scheda relativa all’elmo impiegato durante la Seconda guerra mondiale. Ne documenta l’utilizzo dal 1940 al 1945, la costruzione in cuoio bollito e la riverniciatura in grigioverde stabilita durante il conflitto per esigenze di mimetizzazione.
Consulta la scheda dell’elmo modello nazionale
[4] Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco – “I Vigili del Fuoco e la Seconda guerra mondiale”
Approfondimento istituzionale sull’attività dei Vigili del Fuoco durante il conflitto. La sezione dedicata a Milano documenta le principali incursioni aeree, a partire dalla notte tra il 15 e il 16 giugno 1940, le distruzioni provocate dai bombardamenti e il lavoro svolto dalle squadre di soccorso tra incendi e macerie.
Consulta l’approfondimento sulla Seconda guerra mondiale
[5] Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco – Comando di Milano, “Storia”
La pagina ufficiale del Comando riporta la motivazione della Medaglia d’Argento al Valor Civile conferita al 52° Corpo per l’attività svolta durante le incursioni aeree degli anni 1940-1944, ricordando gli interventi di salvataggio, soccorso ai feriti e spegnimento degli incendi e i Vigili caduti nell’adempimento del dovere.
Consulta la storia del Comando VVF di Milano
[6] Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco – “La storia del Corpo”
Ricostruzione istituzionale del processo che portò all’unificazione dei servizi antincendi italiani e alla nascita del Corpo Nazionale tra la fine degli anni Trenta e l’inizio degli anni Quaranta.
Consulta “La storia del Corpo”
[7] Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco – “La storia delle Scuole Centrali Antincendi”
Fonte istituzionale sulla nascita delle SCA delle Capannelle, edificate tra il 1940 e il 1941, inaugurate il 4 agosto 1941 e successivamente ricostruite e ampliate nel dopoguerra come principale centro nazionale di formazione e addestramento dei Vigili del Fuoco.
Consulta la storia delle Scuole Centrali Antincendi
[8] Associazione Nazionale Vigili del Fuoco – “Il Vigile del Fuoco”, anno IX, n. 2/2021
La pubblicazione documenta l’evoluzione degli elmi del Corpo e riporta materiale storico nel quale è esplicitamente identificato il 52° Corpo VVF di Milano. Descrive inoltre l’impiego dei fregi con il numero del Comando sugli elmi del Corpo Nazionale e la progressiva sostituzione dei precedenti elmi in cuoio con il Violini nel dopoguerra.
Consulta la pubblicazione in PDF
[9] Documentazione e memoria familiare dell’autore
Le informazioni relative al servizio di mio nonno presso il 52° Corpo dei Vigili del Fuoco di Milano dal 1939 fino a gran parte degli anni Cinquanta, alla successiva prosecuzione della carriera a Roma presso le Scuole Centrali Antincendi delle Capannelle e il Ministero dell’Interno, nonché alla provenienza dell’elmo, derivano dalla documentazione e dalla memoria storica della mia famiglia.